Sicurezza del Patrimonio Culturale
Un unico luogo per sapere cos’è un bene culturale, dov’è e quanto è a rischio.

Overview
Ruolo: UX/UI Designer presso DXC Technology
Settore: Patrimonio culturale
Cliente: Ministero della Cultura
L’Italia custodisce uno dei patrimoni culturali più vasti al mondo, e proteggerlo significa prendere decisioni su centinaia di migliaia di beni: edifici, opere mobili, siti archeologici e subacquei, centri storici. Ho progettato l’interfaccia di un portale per la Direzione Sicurezza del Ministero della Cultura, in cui ogni bene viene catalogato per anagrafica, localizzazione e rischio.
La sfida
Le informazioni sui beni culturali sono distribuite in sistemi diversi, con strutture e livelli di completezza differenti. Chi deve proteggerli ha bisogno di collegare rapidamente tre cose: cos’è il bene, dove si trova e quanto è vulnerabile. La sfida era rendere un insieme di dati istituzionale e molto esteso ricercabile, affidabile e utilizzabile per decidere.
Gli utenti
Il portale serve i soggetti interessati alla Carta del Rischio del Patrimonio Culturale del Ministero:
Soprintendenze, utenti preferenziali per la tutela dei beni e la programmazione degli interventi
Amministrazioni locali (Regioni, Province e Comuni) impegnate nella salvaguardia del territorio e nella gestione urbanistica
Enti ecclesiastici, come le Diocesi, che possiedono e gestiscono un vasto patrimonio storico-artistico
Università ed enti di ricerca, coinvolti in studi e attività di monitoraggio
Il Ministero e i suoi organi centrali, che coordinano le politiche di prevenzione
Sono professionisti che lavorano da desktop, spesso con scadenze strette e responsabilità alte. Per loro un dato sbagliato o mancante non è un semplice fastidio: può incidere su una decisione.
Ricerca e processo
Per capire come lavorano davvero le persone che utilizzeranno il portale, ho condotto interviste con gli stakeholder, principalmente dipendenti del Ministero della Cultura e rappresentanti degli enti coinvolti nella tutela del patrimonio.
Le conversazioni hanno riguardato i loro compiti quotidiani, gli strumenti che usano oggi, i punti in cui perdono tempo o informazioni e le decisioni sul rischio che devono prendere.
Ho poi riportato gli insight su una whiteboard, organizzandoli con affinity mapping e user journey mapping. Da qui è nata la domanda di progetto:
Come possiamo aiutare i professionisti a trovare, comprendere e valutare il rischio di qualsiasi bene culturale senza dover sapere in quale sistema si trovino i suoi dati?
Key design decisions

1. Due modi di arrivare al dato: territorio o ricerca. L’hub Beni combina i contatori per categoria, una mappa interattiva dell’Italia collegata al filtro Regione e un modulo di ricerca. Alcuni utenti conoscono il codice del bene, altri ragionano per territorio: il portale supporta entrambi gli approcci senza obbligare a scegliere.

2. Gerarchia e provenienza del dato resi visibili. Le card dei risultati mostrano non solo nome e indirizzo, ma anche dove si colloca il bene (“Fa parte di Complesso Barberini”, “4 beni componenti”) e da dove arriva il dato (“Importato da VIR”). In un sistema che integra più fonti, sapere da dove viene un’informazione fa parte della fiducia che le si accorda.

3. Una scheda di dettaglio pensata per orientarsi. Navigazione ancorata a sinistra, mappa in alto, anagrafica al centro, entità collegate (beni componenti, parti, eventi emergenziali) a destra. Ogni stato vuoto propone un’azione successiva (“Aggiungi bene componente”) invece di un vicolo cieco.
4. Un rischio da leggere, non solo da vedere. La vulnerabilità è espressa con valore e classe (“3.20, Media”), mai con il solo colore, in linea con i principi di accessibilità dei servizi pubblici.
5. Azioni distruttive sotto controllo. L’eliminazione di un bene è isolata, visivamente distinta e separata dalle azioni quotidiane, perché irreversibile su dati istituzionali.
Accessibilità e casi limite
L’interfaccia si basa su un design system in stile pubblica amministrazione (gerarchia tipografica chiara, contrasto elevato, focus visibile, campi con etichetta sopra l’input). Ho progettato gli stati che i dati reali producono: beni senza componenti, parti o eventi, record importati, beni appartenenti a più categorie e risultati di ricerca nell’ordine delle migliaia.